Pista Valle d'Altafossa (Maranza)
Pista Malga di Rodengo
Piste Val Ridanna
Piste sci di fondo
Alta Val Pusteria e valli limitrofe


Piste sci di fondo
Val di Fiemme e Passo Lavaze'

Piste Vermiglio e Passo Tonale
Sempre più persone si stanno avvicinando allo sci di fondo, un modo di sciare che per certi versi ha obiettivi simili all'escursionismo estivo anche se su terreni e con mete più semplici, sottraendosi così alla frenetica (e dispendiosa!) industria dello sci di discesa, fatta di file, skilift, folle di gente che occupano le medesime piste etc. Lo sci di fondo permette invece di percorrere una pista talvolta in solitudine, avere un rapporto più tranquillo con la natura, fermarsi ad ascoltare il silenzio, guardare il panorama, fotografarlo, bere un po' di acqua, incontrare qualche altro sciatore, scambiarsi il saluto e due parole, riprendere il percorso per raggiungere la meta prefissata - un paese, una malga, un rifugio - entrarvi, rifocillarsi, fare conoscenza con qualche altro silenzioso viaggiatore, chiedere del suo percorso e poi uscire e riprendere il cammino per ritornare al punto di partenza. L'etica dello sciatore di fondo è simile a quello dell'escursionista: al centro vi è un percorso per raggiungere una meta, una strada che con la sua fatica e le sue difficoltà porta a poco a poco a fare entrare in un contatto molto stretto con la montagna e il suo silenzioso linguaggio, un itinerario liberatorio che trasforma chi lo percorre, gli dà occhi nuovi con cui ammirare il panorama e diventa persino più importante della meta stessa.
Molte piste vengono tracciate appunto per rispettare questo stile come quelle della Malga di Rodengo o della Valle di Altafossa o quella che da Moso porta in val Fiscalina e tante altre. Alcune sono più semplicemente anelli in fondo a valli che permettono di spostarsi da un paese all'altro: rimane pur sempre un modo per fare un'ecursione. Altre ancora sono invece degli anelli attorno a uno stesso posto, spesso a fianco di un paese, talvolta anche in scenari meravigliosi come quello famoso attorno al Lago di Anterselva, ma in questi ultimi casi lo sci di fondo rischia di diventare un'affollata giostra, certamente utile per chi deve imparare o chi ha bisogno di fare allenamento, ma uno sport, dove il proprio stile o i tempi prendono il soppravvento sulla strada da percorrere sul proprio rapporto con la natura e con la montagna e dove alla fine si rimane di nuovo imbrigliati in un'altra industria, più economica, messa in piedi da quelle valli rimaste fuori dal grande business dello sci invernale: anch'essa con la sua catena di montaggio: la fila per il parcheggio, per il noleggio dell'attrezzatura, per il pagamento delle piste (Anterselva, Moso, Dobbiaco, ...), e anche sulle piste affollate sia da principianti in panne davanti ad ogni discesa che da esperti che sfrecciano per allenarsi per qualche gara. Se lo sci di fondo si limita a questi anelli, a queste giostrine che girono intorno, rimane pur sempre una buona ginnastica per bruciare colesterolo e respirare buona aria, soprattutto per noi cittadini, ma perde certamente tutto il fascino di un viaggio in mezzo alla natura per raggiungere una meta.
Oscar Testoni
15 gennaio 2006

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